ATS Val Padana - Regione Lombardia - Sistema Socio Sanitario
Sabato, 21 luglio 2018 21:22
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Domande più frequenti

 


 

Domande più frequenti

 
 
  • Perché è importante esprimere la propria volontà di donare organi e tessuti dopo la morte?
La donazione è una possibilità di salvare altre vite. Per molte persone il trapianto d’organo rappresenta l’unica vera cura disponibile. Ma perché io dovrei donare? Spesso evitiamo questa domanda, ritenendo che il trapianto sia estraneo alla nostra vita: donare i propri organi significa salvare vite umane o curare gravi malattie. Ognuno di noi potrebbe aver bisogno di essere curato con un trapianto, ognuno di noi può scegliere di essere donatore. Attualmente la maggior parte dei pazienti in lista per un trapianto muore aspettando un organo.
 
  • Come fanno i medici a stabilire con certezza che una persona è morta e può, quindi, avvenire la donazione?
Quando, nonostante sia stato fatto tutto il possibile per salvare il paziente, è stata accertata la “morte cerebrale”. La “morte cerebrale” è quello stato in cui il cervello non funziona più a causa della completa ed irreversibile distruzione delle cellule.
L’accertamento di morte si basa sulla verifica per almeno 6 ore consecutive della contemporanea assenza di:
  1. tutti i riflessi che coinvolgono l’encefalo (es. reazione degli occhi alla luce);
  2. reazione agli stimoli dolorifici;
  3. attività respiratoria spontanea;
  4. attività elettrica cerebrale (l’elettroencefalogramma è piatto). In questo caso, l’accertamento è affidato a un collegio di tre specialisti: un medico legale, un anestesista rianimatore e un neurologo.
  • Che differenza c’è tra morte cerebrale e coma?
Nella morte cerebrale, il danno dell’encefalo è completo e irreversibile: le cellule del cervello sono morte e non è possibile rilevare alcuna attività vitale. Nel coma, il danno è parziale e potenzialmente reversibile: il paziente è vivo e, anche se la sua coscienza è assente, i riflessi sono presenti, l’attività elettrica del cervello è rilevabile, così come la reazione agli stimoli dolorifici. A seconda del grado di compromissione, il coma può variare da un livello superficiale ad un livello profondo. Il paziente in coma viene curato, spesso con ottimi risultati.
 
  • In una persona morta, il cuore può battere ancora?
Sì, il cuore può battere ancora. La morte di una persona è determinata esclusivamente dalla morte dell’encefalo, indipendentemente dalle funzioni residue di qualsiasi altro organo. Nel caso di persone con danno dell’encefalo completo e irreversibile la respirazione artificiale e i farmaci consentono al cuore di continuare a battere. In questa situazione gli organi possono restare in condizioni ottimali e tali da essere utili per i riceventi.
 
  • E’ possibile decidere in vita a chi verranno trapiantati i propri organi dopo la morte?
No, non è possibile. Centri di riferimenti specifici assegnano gli organi a pazienti in lista d’attesa. Tale assegnazione avviene sulla base di criteri oggettivi: condizioni di urgenza del paziente, compatibilità clinica e immunologica delle persone in attesa di trapianto.
 
  • Qual è la qualità di vita di un trapiantato?
Grazie al trapianto, il 97% dei pazienti ha potuto riprendere la vita di ogni giorno: possono riprendere a lavorare, fare sport, avere figli. I soggetti trapiantati riprendono cioè a vivere dopo essere stati gravemente ammalati e, spesso, vicini alla morte. Ai nostri giorni, i sintomi di intolleranza all’organo (rigetto) sono sempre più rari e controllabili con la terapia farmacologica.
 
  • Che cos’è il trapianto tra viventi?
La legge italiana consente, attualmente, che un vivente possa donare un rene o una parte del suo fegato perchè vengano trapiantati. Il trapianto da viventi può essere effettuato da donatori consanguinei o non imparentati e richiede sempre l’autorizzazione di un magistrato che accerti la gratuità della donazione.
 
 
   
     

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